Il popolo Baltì.

Nelle loro case di pietra e fango, ultimi avamposti di civiltà del nord del Pakistan, i Baltì vivono in condizioni semplici e primitive, circondati da oasi di verde, orgogliosi delle loro immutate tradizioni secolari. Siamo andati a conoscerli.

Un reportage di Ugo De Berti

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Un gruppo di giovani studentesse nella scuola di Sino.

Considerata una delle più remote regioni del pianeta, il Baltistan si trova in Pakistan nella parte settentrionale del Kashmir, al confine con Cina e Ladakh (India). Il suo territorio, anche chiamato “piccolo Tibet”, si estende nel cuore della catena montuosa del Karakorum, raggiungendo le vette di alcuni degli 8mila più famosi, tra cui (K2) e Broad Peak.
Tenacemente incastonato come una gemma preziosa tra queste impervie vallate di sassi, deserti d’alta quota e maestose cime innevate, vive il popolo dei Baltì. Di origine tibetana per lingua e cultura, ma con volti dai tratti europei, l’etnia Baltì rappresenta un crogiolo di elementi antropologici e culturali di grande interesse.
La popolazione è prevalentemente di religione musulmana sciita ma parla un arcaico dialetto tibetano. Conserva elementi dalla tradizione buddista ma si è aperta a influenze provenienti dalla Persia e dalle vicine regioni dell’Asia Meridionale.

 

Le immagini sono state raccolte nell’agosto del 2014 tra la città di Skardu e alcuni villaggi dell’alta valle del fiume Braldu. Qui si trovano gli ultimi avamposti di umanità prima dei ghiacci perenni del Baltoro, lungo i sentieri che da quasi un secolo conducono alpinisti, esploratori e portatori baltì alla scoperta e alla conquista degli ottomila del Karakorum. Nelle loro case di pietra e fango, circondati da oasi di verde strappate all’aridità dei sassi, orgogliosi delle loro immutate tradizioni secolari, i Baltì vivono in condizioni semplici e primitive, sostenuti da un’economia di sussistenza fatta di pastorizia e agricoltura.

 

Questo reportage è stato realizzato a sostegno dell’Associazione Amici di Lorenzo, Onlus dedicata all’alpinista lecchese Lorenzo Mazzoleni, scomparso sul K2 dopo averne raggiunto la vetta. L’associazione si occupa da quasi venti anni di progetti medici, culturali e sociali nei villaggi dell’alta valle del Braldu, con il coinvolgimento di volontari e medici italiani e pakistani. Il principale progetto sanitario è relativo alla formazione del personale sanitario locale per la gestione di un dispensario medico nel villaggio di Askòle.